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solo 70 milioni


Nonostante le sue nobilissime radici, dati alla mano quella italiana può essere considerata a tutti gli effetti una lingua di nicchia. Su 7 miliardi di persone che abitano il mondo, viene parlata soltanto da 70 milioni (56 in Italia, 7,5 in Svizzera e il resto sparso tra Canada, Germania, Stati Uniti, Argentina, Brasile, Canada e Australia). Ciò nonostante, per la sua straordinaria capacità evocativa e per l'inimitabile impronta lirica, continua ad essere una delle lingue più tradotte. Dal sito dell'Unesco (consultare le statistiche “Index translationum” ) si può constatare come, in nessuna delle classifiche sulla diffusione delle lingue nel mondo, l'Italia vada oltre il decimo posto: molto spesso prima di enormi bacini di potenziali lettori come i popoli spagnolo, cinese e quello indiano. Inoltre, sempre consultando le statistiche Unesco, si noterà come il latino è l'ottava lingua più tradotta, a conferma che tradizione e potenza dei classici vantano ancora un enorme peso sulla produzione lettereria contemporanea (le lingue più diffuse al mondo, stime Onu 2007). L'inglese resta la lingua dalla quale più si traduce, nel periodo 1979 - 2005 è stato tradotto il 57% delle opere inglesi. I titoli tradotti da francese, tedesco, italiano e russo oscillano invece tra il 3 e il 9% della produzione. Certo delude non trovare nemmeno un italiano tra i 50 autori più tradotti al mondo, ma consola registrare che il primato di questa graduatoria spetta alla Walt Disney Production anche grazie al notevole contributo fornito da Le avventure di Pinocchio di Carlo Collodi.
Nella top ten degli scrittori italiani che ogni anno fanno il giro del mondo dentro una brossura tipografica troviamo nell'ordine Umberto Eco, Italo Calvino, Emilio Salgari (che deve tutto alla Malesia, dove però è praticamente sconosciuto), Dante Alighieri, Alberto Moravia, appunto Carlo Collodi, Gianni Rodari, Carlo Maria Martini, Papa Giovanni Paolo II e Giovanni Boccaccio. Nonostante in questo elenco non figurino, ad esempio, personalità letterarie come i premi Nobel Giosuè Carducci ed Eugenio Montale, la lista degli autori italiani maggiormente esportati è davvero più lunga, articolata, complessa ed eterogenea di quella di paesi più tradotti del nostro come Germania e Regno Unito. Segno che la vastità della produzione italiana, tra classici e contemporanei, riscuote ancora un séguito su cui sarebbe il caso di tornare ad investire. Da qui, da queste considerazioni molto semplici ma anche molto trascurate dalle istituzioni e dalle presunte accademie, parte la nostra iniziativa. Senza l'intenzione di colmare nessuna lacuna, ma con l'obiettivo di esportare un po' di Italia vera: quella che non mente, quella dei libri.